ospiti

oggi arrivano gli ospiti. forse è meglio togliere questi giornali dal salone. sì, meglio non esporsi troppo. via anche questi cuscini sul divano, non vogliamo di certo dare l’impressione che ci piaccia la vita comoda, per carità. siamo dei gran lavoratori e non abbiamo mica il tempo per oziare. anche queste tende mi sembrano di troppo, non abbiamo niente da nascondere. conduciamo una vita onesta e limpida. via, che tutti vedano che siamo brava gente. la televisione forse è meglio metterla in garage, l’intrattenimento frivolo non ha mai giovato a nessuno. anche il divano mi sembra improvvisamente troppo vistoso, chissà perché abbiamo optato per un modello tanto appariscente. forse è meglio se ci mettiamo in corridoio, anche la luce, qui, mi sembra meno pretenziosa. oppure sarebbe ancora meglio spegnerla direttamente, per evitare che inizino le chiacchiere, ha acceso addirittura la luce, voleva di sicuro strafare. meglio spegnere tutto. ecco. misurato. semplice. sobrio. non penso nemmeno che sia opportuno che io mi sieda qui, insieme agli ospiti. non sono mica una scansafatiche che alla prima sedia vacante si accascia per debolezza. no, no, assolutamente. meglio rimanere in piedi. che parlino loro, voler dire la propria a ogni costo non è certo un motivo di pregio.
ecco, mi metto qui, al buio vicino alla porta, dentro lo scafandro, e li guardo attraverso l’oblò.

Eda Özbakay

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