La tesi del gomito puntato

Da anni studio donne e uomini che per bere non alzano il gomito. Ogni sera, ne incontro 1/100. Ecco il fatto. Quando bevono una birra, per dire, lasciano il gomito puntato sul tavolo. Solo l’avambraccio si apre e si chiude durante l’azione. Seduti al bancone o al tavolo, con il gomito puntato, s’incurvano su se stessi per bere. Si fanno piccoli, si dice nel linguaggio tecnico. Arricciano tutta la pelle del collo e levano il mento come a ululare facendo pressione sul loro stesso corpo seduto, e non alzano il gomito. Più il bicchiere si vuota, più essi s’inarcano. Perché non alzano il gomito? I bambini piccoli che bevono acqua, per esempio, puntano entrambi i gomiti sul tavolo e con le due mani tengono il bicchiere di solito più grande dei loro arti. Puntano i gomiti, senza mai alzarli, mentre bevono per supportare lo sforzo e ottenere il risultato desiderato. Allora, è quel modo di bere degli adulti una traccia inconscia del gesto/sforzo infantile? I bambini da chi hanno appreso quest’informazione gestuale, è innata? Sì, a tutto. La mia tesi: bevendo con il gomito puntato, gli adulti richiamano la loro infanzia. Quando li incontriamo con il fenomeno gestuale, siamo di fronte non all’adulto in carne e ossa ma al bambino invisibile. Se ne deduce che l’espressione ‘alzare il gomito’ è tipicamente adulta. Pertanto, quando non alzano il gomito, la gestualità è tipicamente bambina. Tali le mie considerazioni.

Massimo Gerardo Carrese

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