Malacia

Appare quando dal mare si alza nebbia sottile. Ha due paia di occhi sottili, denti aguzzi disposti in file come gli squali, la pelle grigiastra e le gambe corte. Sull’isola la conoscono tutti. Arriva con nove limoni tra le braccia, stretti con grazia e tenerezza da giovane madre. Indossa abiti verdi e bianchi, impeccabilmente puliti e profumati di gelsomino. La sua voce è roca e piacevole. Ha modi gentili. Fa il giro dei ristoranti e degli alberghi vista mare proponendo in vendita i suoi limoni a prezzi esorbitanti. Se, come spesso avviene in primavera, la nebbia non si dissolve nel giro di un giorno, torna la mattina successiva con sei limoni; di nuovo, tre limoni, la sera dopo; il prezzo rimane però invariato, come se i limoni fossero ancora nove, e se glielo si fa notare si limita a sorridere e scuotere la testa.
Un po’ per l’avarizia che proverbialmente li contraddistingue, un po’ per sana prudenza, nessuno degli isolani ha mai comprato i suoi limoni. I turisti, che non sono poi molti, reagiscono con fastidio alla sua offerta. L’unica acquirente di cui si ha notizia certa fu la receptionist di un modesto affittacamere nei pressi del molo, una studentessa venuta dal continente per sudarsi la stagione. Li comprò quando erano ormai tre, per curiosità. Con la scorza di due fece un ciambellone venuto forse un filo asciutto, il succo del terzo lo spremette su un’ottima frittura di paranza. Il giorno prima che se ne andasse passò a salutarla.

Antonio Vangone

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