deposizione di Persefone (42)

il corpo per la maggior parte è estremità: le mani lavorano e non lavorano più. così le connessioni se ne vanno in frantumi e nulla ti rende degno di stare a quella tavola
attraverso i canoni uniti delle immagini comuni, scoprì che la perdita del corpo è la perdita della stessa materia dei sogni. molti pensano che no, no. come nel teatro. ma non c’è coscienza della malattia di biblioteche intere. come rielabori il mito della crescita economica, viene a stimolarti il volano del bisogno infinito, il gioco della religione moderna
averla accanto la senti, te la fanno sentire questi giorni, inclusi i due anni passati, questa voglia di senso profondo di cosa che trascende il puro piacere, ma non è perdonabile. addentrarsi nella notte, nella dimensione aurale, nell’era della riproducibilità tecnica, è furore concentrato sul proprio desiderio e la sola differenza è la morte
non ho capito cosa
è così: non è nei giovani, è nel vivere collegato alla morte
alla fine del secolo, la discoteca la droga i rituali di iniziazione, aveva sentito quest’appartenenza dimenticando chi fosse – quando questo accade, gli anziani riflettono sui giovani e non considerano Persefone
ma adesso la diagnosi è guarita e la dedica è spiritosa: dedico la chiusa al divorzio dei miei genitori (provati i confronti, il mondo purtroppo ha qualcosa che lo rende simile al suo creatore)

Francesca Perinelli

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