deposizione di Persefone (3)

prima d’allora, venivamo al mondo con Platone, Plutarco e Plotino, che sceglievano noi per vivere la loro vita. per esempio, un viaggio in un cimitero, dai primordi diversi e distinti, era un mito. il clima avverso, un’esperienza eccezionale. un po’ era una moda, mai una cretinata
lei da bambina aveva avuto la possibilità di restare aneddoto. congettura, no. diciamo che avrebbe voluto fare l’equivoco (si spiegava malissimo, era la causa dei genitori, anche se non una causa efficiens – il portinaio d’altronde non faceva selezione). le fu necessario scegliersi i genitori, vip da sconvolgere con il nostro crescere fumando insieme davanti all’incessante peculiarità dei suoi disturbi di serie, su cui non mi sembrava giusto dar consigli
punti fissi come la separazione di corpo e anima negli anni ottanta, quando i cugini controllavano i siciliani o il giro in Oriente e i monasteri (però l’India non la conoscevamo
ah no?
sì sì
non la?
sì e no. è stato più un discorso di non bisogna andare a Tokyo, è inutile come New York)
Roma? di specifico non ne parlava mai. non con molta curiosità. l’omicidio dell’Uomo Ragno era più nell’interesse dei cugini
poi d’improvviso tutti l’hanno capito: la famiglia era l’errore
e adesso eccoci qui
non una malattia rara, non furono batteri, ma una sigaretta ficcata nel retro della storia

(il giudice è brasiliano, per rispondere occorrerà tutta la notte e domani avrà già dimenticato tutto)

Francesca Perinelli

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