Pizza al metro

C’è Piero Angela in televisione, Superquark. Nonna chiede come volete la pizza, il consenso è margherita. Mi dice, vai a chiamare Angela. Angela è una sua collega, dividiamo la casa vacanze con lei e la sua famiglia, nel cortile c’è un cancelletto che separa la nostra metà dalla loro, ma è sempre aperto. Ha un figlio della mia stessa età, si chiama Angelo, andiamo al mare insieme e mi lascia usare il suo monopattino e in cambio gli presto giochi per il Game Boy. Angelo è alto e grosso, mi sta simpatico, Angela molto meno, parla tanto e a volte urla e spesso mi sembra triste. La vado a chiamare, mi ringrazia, ora arrivano. Nonna aspetta con il telefono in mano, sbuffa. Nonno sorride, guarda che belli gli animali, gli scimpanzè. Arrivano, un metro di pizza, facciamo mezzo margherita e mezzo diavola. Gli adulti chiacchierano, dentro o fuori, dentro, sto vedendo il documentario, anche a me piacciono. Io e Angelo apparecchiamo bicchieri di carta e piatti di plastica e tovaglioli di carta, solo le posate rimarranno, nonna ce le passa a mucchi disordinati, attenzione ai coltelli. Dal viale un clacson suona tre volte, nonno esce in canottiera e col grasso portafogli di pelle tra le mani, lo vedo dalla finestra che torna coi cartoni in mano. Ci sediamo. Mangio la mia fetta di margherita. Nonno mi chiede se voglio assaggiare la diavola, dico sì, mi piace, Angelo la pizza col salame piccante non riesce a mangiarla, nonno sorride, mi sento fiero, fuori c’è l’odore delle notti d’estate.

Antonio Vangone

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