Appunti di lettura: “L’età delle madri” di Vittorio Punzo

Ci sono i numeri, il contare, il tempo che passa e se ne porta il segno. C’è l’età che è una questione anagrafica, un ponte e un muro tra i personaggi. Quando si smette di contare allora il tempo non sembra più una discriminante essenziale e l’età, se è stata un problema diventa un pericolo, una colla viscosa. La prima immagine che mi si è incastrata nella mente è un profilo, sfocato e sicuramente impreciso, di una stradina al centro di San Leucio.
Per chi come me ha sempre vissuto in città, o in una casa in mezzo al niente ribelle di un’isola, la percezione della storia e di un tempo vivace che ormai si è addormentato è difficile da ricreare. Sentire le strade lente, gli occhi annoiati, i pazzi e i bislacchi conosciuti per nome, gli angoli abbandonati e le case che possono essere forzate, il fiume, i prati, il bosco, il lago, sono tutte cartoline da comprare in edicola, in coda al tabacchi, in un info point turistico al centro di un immenso centro commerciale. Invece Punzo mi ha portato in una stradina, sfocata e sicuramente imprecisa, della mia inventata adolescenza: era il viaggio di terza media? Seconda? Forse il primo superiore. C’era una ragazza che mi piaceva, ma la madre era qualcosa di inspiegabile. La madre che non ho mai immaginato se non vestita, coperta fino alla punta dei piedi, alle orecchie sottili.
Mi si è stretta la gola al pensiero, soltanto al pensiero. Perché certe cose te le dimentichi, ma sono i dettagli dei tuoi tredici, quattordici, quindici anni a darti le risposte per i ventotto, ventinove, trenta. Anche quando non hai condiviso neppure un bicchiere di vino, ma avresti voluto. Avresti voluto sapere che sarebbe stato possibile fare un paio di tiri di sigaretta e poi sputare il fumo dalla finestra.

Appunto dell’appunto: guardare la biografia di Punzo, soffermarsi sulla data di nascita, ha generato la stessa sensazione che provo, ormai da anni, quando guardo le partite di calcio. I calciatori hanno ormai più o meno la mia età, mentre le giovani promesse sono tremendamente più giovani di me. Ho smesso di essere giovane, sul rettangolo di gioco, almeno da dieci anni. Adesso è lo stesso, anche sui libri. Che significa che Punzo è più giovane di me? Di già? 1998 significa che sono già sei anni e sei anni sono abbastanza per sentirsi distante. Tra la madre e la figlia, sono così terribilmente vicino alla madre. Terribilmente.

Francesco Spiedo

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s